TABGHA - Moltiplicazione dei pani e dei pesci
La tavola, di notevoli dimensioni, ci presenta l’episodio evangelico della seconda “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” in uno stile pittorico volutamente semplice e immediato, dove colore e forme naïf, cioè ingenue, fondano il linguaggio di una comunicazione più diretta.
Al centro della composizione giganteggia la figura di Cristo, piegato verso il basso per raccogliere pani e pesci da consegnare ai discepoli.
Questo “piegarsi” richiama ciò che San Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi per introdurci al mistero dello spogliamento di Cristo (“kenosis”) per amore degli uomini: Egli «…pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». (Fil 2, 6-8)
La postura di Gesù è, infatti, intenzionalmente forzata e difficile da mantenersi, a sottolineare la determinazione del gesto del Figlio di Dio e il suo desiderio di servire e di offrire sé stesso ai discepoli. La sua regalità divina, evidente nelle vesti splendenti, non è abbandonata ma si esprime nel piegarsi a servire. Ci viene in aiuto un brano di S. Giovanni Paolo II: «Dio-Figlio ha assunto la natura umana, l’umanità, è diventato vero uomo, rimanendo Dio! La verità su Cristo-uomo deve essere considerata sempre in relazione a Dio-Figlio. […] “Spogliò sé stesso” non significa in alcun modo che cessò di essere Dio: sarebbe un assurdo! Significa invece, [… ] che egli assunse una natura umana priva di gloria, soggetta alla sofferenza e alla morte, nella quale poter vivere l’obbedienza al Padre fino all’estremo sacrificio» (S. Giovanni Paolo II, Udienza generale del 17 febbraio 1988).
Il gesto di Cristo è chiaramente profezia dell’Eucarestia che Gesù istituirà il Giovedì Santo nel Cenacolo con gli Apostoli poco prima di iniziare la Sua Passione.
Mentre le vesti di Cristo splendono della Sua divinità, i discepoli, avvolti da panni più modesti, esprimono, con i loro volti e con le mani, lo stupore per il miracolo che vedono accadere davanti ai loro occhi.
L’episodio è ambientato dai Vangeli sulle rive del Lago di Tiberiade in una località detta Tabgha, corruzione del greco “Hepta Pegon”, cioè Sette fonti che sono raffigurate alle spalle dei personaggi principali. Queste fonti di abbondante acqua potrebbero raffigurare i sette sacramenti creati da Cristo per sostenere la vita di ogni uomo che lo vuole seguire.
Riccardo Secchi
La tavola, di notevoli dimensioni, ci presenta l’episodio evangelico della seconda “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” in uno stile pittorico volutamente semplice e immediato, dove colore e forme naïf, cioè ingenue, fondano il linguaggio di una comunicazione più diretta.
Al centro della composizione giganteggia la figura di Cristo, piegato verso il basso per raccogliere pani e pesci da consegnare ai discepoli.
Questo “piegarsi” richiama ciò che San Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi per introdurci al mistero dello spogliamento di Cristo (“kenosis”) per amore degli uomini: Egli «…pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». (Fil 2, 6-8)
La postura di Gesù è, infatti, intenzionalmente forzata e difficile da mantenersi, a sottolineare la determinazione del gesto del Figlio di Dio e il suo desiderio di servire e di offrire sé stesso ai discepoli. La sua regalità divina, evidente nelle vesti splendenti, non è abbandonata ma si esprime nel piegarsi a servire. Ci viene in aiuto un brano di S. Giovanni Paolo II: «Dio-Figlio ha assunto la natura umana, l’umanità, è diventato vero uomo, rimanendo Dio! La verità su Cristo-uomo deve essere considerata sempre in relazione a Dio-Figlio. […] “Spogliò sé stesso” non significa in alcun modo che cessò di essere Dio: sarebbe un assurdo! Significa invece, [… ] che egli assunse una natura umana priva di gloria, soggetta alla sofferenza e alla morte, nella quale poter vivere l’obbedienza al Padre fino all’estremo sacrificio» (S. Giovanni Paolo II, Udienza generale del 17 febbraio 1988).
Il gesto di Cristo è chiaramente profezia dell’Eucarestia che Gesù istituirà il Giovedì Santo nel Cenacolo con gli Apostoli poco prima di iniziare la Sua Passione.
Mentre le vesti di Cristo splendono della Sua divinità, i discepoli, avvolti da panni più modesti, esprimono, con i loro volti e con le mani, lo stupore per il miracolo che vedono accadere davanti ai loro occhi.
L’episodio è ambientato dai Vangeli sulle rive del Lago di Tiberiade in una località detta Tabgha, corruzione del greco “Hepta Pegon”, cioè Sette fonti che sono raffigurate alle spalle dei personaggi principali. Queste fonti di abbondante acqua potrebbero raffigurare i sette sacramenti creati da Cristo per sostenere la vita di ogni uomo che lo vuole seguire.
Riccardo Secchi